Operatore
Giulio Fasiello
Ambito
Riprogrammazione Convinzioni Limitanti
Obiettivo Iniziale
Cambiare il rapporto col cibo
Obiettivo Aggiuntivo
Migliorare il rapporto col padre
A., qualche mese fa, ci chiede di iniziare un percorso perchè voleva sistemare delle convinzioni legate al dimagrimento per aumentare l’efficacia della sua alimentazione nonostante non avesse un vero e proprio problema col peso.
Ma presto ci siamo accorti che non stavamo parlando davvero di cibo.
Stavamo parlando di amore. Di bisogno. Confini. Trasformazione e dolore.
Il cibo può diventare un modo per calmare l’ansia, per mettere a tacere una voce che grida dentro e che da troppo tempo nessuno ascolta.
Può diventare consolazione, anestesia, castigo.
Un modo per non sentire. O per sentirsi vivi.
C’è una fame che non ha nulla a che fare con lo stomaco.
Fame emotiva, ereditata, invisibile. Fame di abbracci, di sicurezza, di riconoscimento.
Il rapporto tra cibo e relazioni
A volte il corpo si allarga per proteggersi. A volte si svuota per piacere. E in entrambi i casi, la domanda è la stessa:
“Mi vedo? Ascolto me stessa? Mi permetto di ricevere?”
Abbiamo attraversato insieme una memoria familiare, legata al giudizio di suo marito che impattava su A. in tantissimi livelli: lavoro, rapporto col marito e con la figlia, autostima e rapporto con se stessi.
Non sempre è un giudizio espresso a parole: spesso si manifesta nei silenzi, nei confronti, negli sguardi che pesano. Inizia a dubitare di sé, si chiede se quello che sente sia giusto, se possa davvero permetterselo.
Il bisogno di approvazione diventa un filtro costante: ogni scelta, ogni cambiamento, ogni impulso creativo deve prima passare al vaglio del “sarà troppo?”, “gli piacerà?”, “mi vorrà ancora se faccio questo passo?”.
Ma tutto questo spesso non nasce lì, nella coppia: si RIATTIVA lì.
Si radica molto prima, in un’infanzia dove il padre è violento e distante e la madre taceva, in un sistema dove il valore si guadagnava adattandosi, abbassando il tono, spegnendo la luce.
Quando lo riconosciamo, quando lo guardiamo insieme, possiamo smettere di combattere contro il giudizio e iniziare a sciogliere le sue radici.
Il vero motivo della Trasformazione
Alla fine della sessione c’era ancora qualcosa di stranamente bloccato, palesemente irrisolto: una memoria d’abuso da parte del padre che non poteva ricordare perchè troppo piccola e indifesa.
Così siamo rientrati in sessione senza giudizio, siamo andati a ricontattare quella bambina, abbiamo visto il trauma profondo, abbiamo rilasciato il dolore, abbiamo guarito la ferita, si è perdonata e ha perdonato.
Abbiamo attraversato insieme un dolore indicibile, mi sono sentito, davvero tanto privilegiato ad accompagnare A. in questa tempesta e vederla rifiorire con quest’atteggiamento e questo coraggio è stato veramente molto appagante e interessante.

La vera trasformazione avviene nel dolore
Vedere il cambiamento in A. in questi mesi è stato bellissimo: si è aperta col padre, e anche lui ha ricominciato a parlare con sua figlia, raccontandole cose molto delicate della propria giovinezza.
È come se un cerchio si fosse chiuso.
Personalmente ha ricominciato ad entrare in contatto col suo corpo: un massaggio all’addome e all’interno coscia non aveva più effetti negativi su di lei.
La sua energia e vitalità è esplosa, di pari passo con la sua voglia di fare la differenza per gli altri e migliorare ancora di più il suo essere una terapeuta eccezionale.
Perché la verità è che nessuna donna dovrebbe rinunciare a sé stessa per paura di non essere amata, giudicata, violata.
Se questa storia parla anche di te, è possibile lavorarci.
Un percorso chiaro, strutturato, con confini definiti, per affrontare ciò che oggi ti blocca e rimettere ordine dove serve.
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